Tre poesie
Vorrei scrivere una poesia per i miei bambini,
Dirgli figli miei vi voglio bene, sono la vostra mamma per favore ascoltatemi,
Adesso sedetevi sulle mie gambe e sentite cosa ho da dirvi
Ma i i miei bambini non vogliono sedersi e non vogliono ascoltarmi
E allora io scrivo una poesia
In campagna
Da queste parti chiudiamo a chiave lo zucchero
dentro ceramiche infilate in buste di plastica, annodate.
Se sfilassimo ai margini di una strada e, in lontananza, scorgessimo un
tempio riempito di monete d'oro
sarebbe certo doloroso non potere entrare e rubarne un po'.
Così le formiche in esercito indiano passano davanti al tempietto di ceramica
annusando l'aria dolce di zucchero invidiato
e passano altrove, incapaci di bucare gli involucri,
in cerca di un chicchetto di grano,
di una buccia di pomodoro,
di qualcosa di cui accontentarsi.
Non c'è grazia per noi
Non c’è tenerezza.
Pullula di nubi e colpe questo tempo
Che distratto ricomincia dalla fine
In un disco stagionale non perfetto
Giostra di lampi e vento
Là fuori qualcosa piove?
O forse le mie mani sanno di neve
O forse non c’è spazio per tutti questi fiori.
Ripiegarmi adesso vorrei verticale
Nella consolazione di saperti
Più grande di me
Voglio ora scivolare fra foglie e sudore
Stanare il muschio scoprirti fino al teschio.
12 dicembre 2010



